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PALAZZO YACOUBIAN – ARCHITETTURA DA LETTERATURA

DATA
Marzo 2017

TIPO
Tesi di laurea in Architettura

PROGETTISTI
Luigi Arcopinto

Progetto realizzato in occasione della tesi di laurea in Architettura con l’Arch. PhD Cherubino Gambardella come Relatore e l’Arch. PhD Concetta Tavoletta come Primo Correlatore.

La tesi tratta la trasposizione di un romanzo in architettura. Nello specifico il romanzo trattato è Palazzo Yacoubian scritto da ‘Ala Al-Aswani. Egli contestualizza il suo romanzo in un palazzo costruito negli anni trenta che si erge su uno dei principali viali del centro della città. Palazzo Yacoubian concretizza in se tutto ciò che l’Egitto è diventato da quando l’edificio è stato costruito: amori proibiti, sesso, corruzione, ipocrisia religiosa, arroganza dei potenti e fondamentalismo. A tal proposito l’autore tratteggia una galleria di personaggi variegati. Dal devoto e ortodosso figlio del portiere, che vuole entrare in polizia ma che finirà invece a ingrossare le già folte milizie islamiste, alla sua fidanzata, vittima delle angherie dei padroni; dai poveri, che vivono sul tetto dell’edificio e sognano una vita più agiata, al gaudente signore aristocratico poco timorato di Dio e nostalgico dei tempi di re Faruk; dall’intellettuale gay con la passione per gli uomini nubiani, che vive i suoi amori proibiti neanche troppo clandestinamente, all’uomo d’affari senza scrupoli del pianterreno che vuole entrare in politica.
L’autore racconta in maniera magistrale queste piccole storie private, delineando un microcosmo che rappresenta perfettamente la storia e l’evoluzione di un paese senza riferimenti. In questo modo, ‘Ala Al-Aswani denuncia la malattia della società araba identificandola con la mancanza di democrazia che inevitabilmente sfocia nel fanatismo e nel fondamentalismo religioso. Come sia sfuggito alla censura resta ancora oggi un mistero.

Introdotto il tema, è tempo di sovvertire la tradizionale concezione del concepimento di un’architettura. Non c’è necessità, non c’è contesto, non c’è funzione. C’è solo un interstizio, quello lasciato da ‘Ala Al-Aswani. Un interstizio dalle dimensioni infinite, all’interno del quale intraprendere un viaggio onirico alla ricerca di una delle possibili strade che conducono alla bellezza democratica. (1) Il palazzo in cui sono ambientate le vicende descritte nella storia di Al-Aswani ne è un esempio lampante. L’architettura dello sfarzo e dell’eccellenza che viene cannibalizzata e denaturata. Gli abitanti immaginifici del romanzo si appropriano di ogni angolo del palazzo e lo plasmano secondo il proprio gusto e le proprie necessità, fino a trasformarlo in un ammasso informe di spazi.
Nel presente lavoro di tesi si è cercato di immaginare e rappresentare Palazzo Yacoubian proprio in questa sua versione cannibalizzata. In tutto il progetto appare evidente come il fantasma del romanzo sia in grado di imporre la sua forza incommensurabile e come questa forza sia in grado di dialogare con tutte le ossessioni di chi si è cimentato nella produzione degli elaborati.